Libro Secondo

Nel libro precedente abbiamo, sgombri da pregiudizi, portato a termine la storia del periodo nel quale Iulium cominciava a subentrare ad Aquileia nel ruolo di capitale, storia che la rivalità tra gli scrittori aveva resa parziale o la loro pigrizia aveva distorta. Quello che resta da dire circa l'importanza della Chiesa forogiuliese, il trasferimento della sede patriarcale di Aquileia e i tempi moderni, perché la storia non abbia a concludersi con manchevolezze, ho ritenuto non inutile svilupparlo in questo secondo e ultimo libro.

Cap. I - L'importanza del vescovado forogiuliese

Non essendo il destino ancora sazio di sventure, che prima Attila e poi i Goti avevano portato ad Aquileia e quindi nella provincia con strage di intere popolazioni, poiché sopraggiungeva un'ultima invasione, quella dei Longobardi, il patriarca Paolo [30], per sfuggire alle schiere dei nemici, abbandonò Aquileia e si rifugiò con i tesori della Chiesa nella piccola città di Grado, che l'invasione delle acque marine tiene da ogni lato separata dalla terraferma. Qui egli si adattò per parecchi anni a vivere in volontario esilio, finché, perdendosi l'appellativo di Aquileia, la nuova sede si diede il nome di Grado. In quei tempi, mentre, cacciati i Goti, l'Italia era occupata dai Longobardi, Gisulfo duca di Iulium al quale era toccata in sorte la provincia di Forogiulio, mal sopportando il trasferimento della sede episcopale aquileiese in una località tanto umile, cercò in tutti i modi di richiamarla da Grado per sistemarla presso di sé entro le mura di Iulium a futuro decoro e ornamento della città. Non avendo tuttavia potuto ottenere questo risultato a causa dell'ostinata resistenza del vescovo aquileiese, egli ordì contro lui nuove insidie inoltrando richiesta al papa sulla necessità di una nuova sede vescovile. Massenzio [31] fu il primo pastore ad essa assegnato ed amministrò la diocesi per tutta l'estensione del potere ducale. A memoria imperitura rimangono ancor oggi, visibili in luogo pubbhco, tracce indubitabili di questo episcopato. Infatti presso l'altare di un'antichissima chiesa sovrasta, intatta, su gradini la cattedra vescovile di marmo la cui costruzione risale a quei tempi e che dà credibilità a quanto detto. Dopo la morte di Massenzio in essa subentrò Fidenzio [32], già in età molto avanzata e che non avrebbe prolungato di molto il tempo della sua vita. Amatore [33] poi fu eletto come terzo ed ultimo vescovo di quella sede.

Note

[30] Si tratta del patriarca Paolino 1 (557-569). Quando iniziò la calata dei Longobardi si rifugiò a Grado con le reliquie e i tesori della chiesa; qui si impegnò a rendere la città adeguata a ruolo di residenza patriarcale facendovi costruire nuovi luoghi di culto e attribuendole l'appellativo di "Nuova Aquileia" C. CZOERNIG, Gorizia "la Nizza austriaca". Il territorio di Gorizia e Gradisca, Gorizia 1969, 178-179.

[31] Vescovo di Iulium Carnicum (vedi sopra I,2, nota 9). È possibile che il vescovo Massenzio risiedesse a Cividale come fecero i suoi due successori: F. QUAI, La sede episcopale del Forum Iulium Carnicum, Udine 1973, 119 e 124-127.

[32] Vescovo di Iulium Carnicum (vedi sopra I,2, nota 9). Risiedeva però a Cividale: G.C. MENIS, Storia del Friuli, Udine 1987, 154.

[33] Successore di Fidenzio, anch'egli risiedeva a Cividale. Callisto, patriarca di Aquileia, che risiedeva a Cormons lo cacciò con la forza da Cividale per ottenere una sede più adeguata e prestigiosa. Tale presa di posizione scatenò la reazione di Pemmone duca del Friuli e degli altri nobili longobardi che catturarono Callisto e lo imprigionarono con l'intenzione di ucciderlo. Fu Liutprando a far liberare il patriarca e a destituire il duca: G.C. MENIS, Storia...., Udine 1987, 154.