Cap VIII - La recente reintegrazione della sede patriarcale

Scacciato quel patriarca tedesco, subentrando nel comando della provincia il senato veneto, i Forogiuliesi, rivendicata la loro libera giurisdizione, escono vincitori dalla contesa. I Veneziani, perché non sembrasse che erano andati contro i diritti della chiesa, da allora pagano alla sede aquileiese, con l'assenso del pontefice, un contributo annuale in denaro. Ed anche il titolo di questa sede, per circa quattordici lustri dall esilio di quel patriarca tedesco, rimase relegato e in commenda a Roma presso la sede apostolica finché il patrizio veneto Niccolò Donato [44], uomo di grandissimo valore ed autorità, una volta che gli fu assegnato il titolo di patriarca, lo riportò in patria dall'esilio romano; e qui, essendo sorta una disputa tra i Forogiuliesi e gli Unni sulla scelta della sua residenza, il buon presule, incerto per alcuni giorni a quale delle due richieste dovesse accondiscendere, alla fine, pressato dalle istanze dei Forogiuliesi, allontanatosi dagli Unni, preferì soggiornare a Iulium. Con il suo aiuto e a spese del pubblico erario i Forogiuliesi ricostruirono il tempio che era stato dei vescovi, dedicato alla Santa Vergine, splendida realizzazione per la città e degno di fama per l'eternità. Così i Forogiuliesi con pubblico decreto e a memoria dei posteri scrissero il nome del patriarca davanti alle porte del tempio [45] perché in tal modo fosse reso eterno.

Note

[44] Patriarca di Aquileia dal 1493 al 1497, fu nominato successore del cardinale Marco Barbo dal Senato veneto in contrapposizione a Ermolao Barbaro, designato a questa carica dal pontefice Innocenzo VIII. Il Barbaro non volle rinunciare al seggio patriarcale nonostante Venezia non lo avesse riconosciuto e Niccolò Donato dovette attendere la sua morte per divenirne il successore a tutti gli effetti.

[45] Il tempio menzionato è il duomo di Cividale.